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Oscar e la dama in rosa 
Eric-Emmanuel Schmitt
(BUR, pp. 90, traduzione di F. Ascari)


-       Chi ti piace di più, Oscar?
-       Qui? All’ospedale?
-       Sì.
-       Bacon, Einstein, Pop Corn.
-       E fra le ragazze?

La domanda mi ha bloccato. Non avevo voglia di rispondere. Ma Nonna Rosa aspettava e, davanti a una lottatrice a livello internazionale, non si può tergiversare più di tanto.

-       Peggy Blue.

Peggy Blue è la bambina blu. Sta nella penultima stanza in fondo al corridoio. Sorride gentilmente ma non parla quasi mai. Si direbbe una fata che riposi un po’ all’ospedale. Ha una malattia complicata, la sindrome del bambino blu, un problema di sangue che dovrebbe andare ai polmoni e che non ci va, rendendo tutta la pelle azzurrognola. E’ in attesa di un’operazione che la renderà rosa. Io trovo che sia un peccato. La trovo bellissima in blu, Peggy Blue. C’è un sacco di luce e di silenzio intorno a lei, si ha l’impressione di entrare in una cappella quando ci si avvicina.

-       Glielo hai detto?
-       Non mi pianterò davanti a lei per dirle “Peggy Blue, mi piaci tanto”.
-       Sì. Perché non lo fai?
-       Non so nemmeno se sa che esisto.
-       Ragione di più.
-       Ha visto la testa che ho? Dovrebbe apprezzare gli extraterrestri, e di questo non sono sicuro.
-       Io ti trovo molto bello, Oscar.

Allora Nonna Rosa ha frenato un po’ la conversazione. E’ piacevole sentire questo genere di cose, fa drizzare i peli, ma non si sa più cosa rispondere esattamente.

-       Non voglio sedurre solo con il mio corpo, Nonna Rosa.
-       Che cosa provi per lei?
-       Ho voglia di proteggerla dai fantasmi.

Un elefante da cristalleria. Qualunque parola io scriva, in qualunque modo mi muova, sono certa di schiacciare con il mio peso ingombrante qualche elegante cristallo, scaraventare a terra una statuetta, sbrindellare vasetti, piattini e scodelline preziose.

Oscar ha dieci anni e tutto ciò che gli resta sono dieci giorni di vita. Su consiglio della portentosa Nonna Rosa, amica fidata e protettrice, decide di scrivere a Dio una lettera al giorno, immaginando ogni volta di avere dieci anni in più.
Quanti scrittori possono permettersi di addentrarsi nei meandri taglienti e dolorosi e delicati di una storia simile? Quanti di loro hanno il potere di risparmiare il lettore dal frastuono assordante e volgare di eventuali parole inappropriate e dozzinali?
Chi accetta la sfida è un incosciente o un presuntuoso. Eric-Emmanuel Schmitt è probabilmente entrambe le cose. Un incosciente presuntuoso…con il tocco della neve a pois.

Oscar e la dama in rosa è una fugace nevicata, non invadente e che non si attarda un minuto più del dovuto, delicata dolce e rispettosa. Ma una nevicata stramba, a pois, di quelle non previste, di quelle stralunate, di quelle che cadono di traverso o al contrario o ballando il tango. Sono sempre nevicate, felici in quanto tali, ma in più vestite a poesia stravagante, soffice ed irripetibile.



 





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