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La vita moderna

Susan Vreeland

(Ed. BEAT, euro 9, pp. 507, traduzione di M. Ortelio)

 

DELLE PERFETTE LETTURE NEL MEZZO DEL CAMMIN DELLA SESSIONE-ESAMI.

Nonostante abbia una “Lista Desideri Librosi” (LDL) lunga da Marsiglia ad Istanbul, può capitare che in libreria mi lasci andare ad uno stupido giochetto infantile, imbarazzante da mettere in pratica e, soprattutto, pericoloso per la mia salute letteraria: è una sorta di gioco della bottiglia nobilitato.
Soltanto che poi non mi tocca baciare il commesso (questo non significa che non mi piacerebbe – preciso, caso mai stesse leggendo…Apri gli occhi, Aldebrando!) ma scegliere un libro.
Porto le mie membra al centro del negozio.
Chiudo gli occhi.
Giro su me stessa, contando fino a sette (conta e movimento a velocità variabile, diciamo dieci biscotti/segnalibro).
E stop.
Il primo libro che acchiappo con lo sguardo, appena riapro gli occhi, è il prescelto.
Non do di matto A CASO.
Lo faccio soltanto quando il periodo esistenziale del momento (leggi: “sessione esami universitari, voglio morire, uccidetemi con fare maldestro”) mi consente di digerire solo letture…ad alto tasso di digeribilità.

E poiché non sono in grado di valutare da sola i potenziali titoli che-fanno-al-caso-mio e non mi fido degli altri (semplicemente perché la digeribilità è un concetto superbamente vago e soggettivo – mai più Kafka ed esami insieme!) allora mi affido al Signor Caso. Che fino a prova contraria resta l’unico centro di gravità permanente.

Te ce poi fida’.

Certo, quando il sei maggio ho riaperto gli occhi in libreria ed ho abbracciato con lo sguardo “La vita moderna”, ho tirato un sospiro di sollievo così importante da scaraventare all’aria tutte le agendine-quadernetti-volantini che avevo a portata di fiato.
Avevo letto recensioni entusiaste ma, soprattutto: RENOIR.
Renoir e l’impressionismo.
Quel giorno, a quanto pare, la Sorte era di buon umore (o, più probabilmente, s’era distratta bevendo il caffè).
In questi giorni oscuri e meschini, da universitari scorbutici, acidi e scontrosi, Susan Vreeland ha saputo colmare con fascino e colore il malinconico vuoto sul comodino.
Ha salvato la me-lettrice dalle grinfie dispotiche e fameliche della me-universitaria.

E’ arrivata a casa un po’ alla Mary Poppins.
Elegante, sicura di sé e dolce come un abbraccio: “Non riesci a leggere niente? Seguimi!...Basta un poco di zucchero e la pillola va giù, la pillola va giù…” (il resto lo sapete, non continuo).
Susan Vreeland mi ha raccontato dello sgangherato Renoir, amante e devoto tanto dell’eterea Bellezza dipinta quanto della Bellezza in carne ed ossa (e capisc’ a me).
Mi ha elevata a spettatrice estasiata della creazione, giorno dopo giorno, di uno dei più felici dipinti impressionisti, “La colazione dei canottieri” (ovvero, questo).



Mi ha accompagnata in bicicletta fra le vive e fermenti strade di Parigi, presentandomi ad artisti, modelle, attrici, nobili, scrittori e canottieri, lasciando che sbirciassi sia nella loro vitalità che nella loro miseria.
Con tocco leggero, senza pretese, ma ugualmente raffinato, fluido ma consapevole, avvincente anche quando poeticamente descrittivo, la Vreeland disegna una storia che rispecchia l’atmosfera del dipinto che ha scelto di celebrare: “La vita moderna” è un pranzo festoso informale, non aulico e memorabile, ma spaparanzato e gioioso, gustoso e rumoroso di chiacchiere felici e di buon vino francese. 

Un inno alla felicità in quanto tale, alla…Vie en rose. 
Alla vita come una festa mai sazia, in riva alla Senna.


p.s. Perdonate lo sproloquio iniziale: ero in vena di chiacchiere.

 





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