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Ogni passione spenta

Autore: Vita Sackville West
Traduttore: Alessandra Scalero
Editore: Il Saggiatore, 2008
ISBN: 9788856500516
Pagine:167

Le prime 45 sono pagine di ingresso. Vicenda narrata e indispensabile costruzione di atmosfera, avrei capito dopo. Appena più lunghe di quanto la mia attesa fosse disposta a sostenere, quando ho iniziato a leggere. Stavo per lasciare, e riprendere in futuro, archiviando tuttavia nella mente una traduzione gradevole, lineare, in un italiano molto elegante e sobrio, vario e scorrevole. Ma l'incontro con i libri, si sa, non è casuale (o, sovente, non dà l'impressione di esserlo). In un pomeriggio di pioggia nordica, ho deciso di leggere una pagina in più e questo è diventato il migliore romanzo incontrato nel 2011. Senza ombra di dubbio.

La vicenda, il contesto - anche letterario - e l'argomento sono datati. Hanno una loro collocazione precisa e vi sono fiumi di saggi esplicativi, cui attingere per commentarla. Ma i concetti che vi si esprimono, e la delicatezza con cui sono declinati, portano a mio avviso il marchio di una modernità assoluta e incontestabile, oggi più che mai. Di un futuribile, direi, e cristallino coraggio sociale. O quello di una scomoda universalità, che forse relega questo scritto in una retrovia per poche menti serene. Non so.

Queste, però, sono riflessioni a freddo. Voglio che qui emerga, invece, la sorpresa continua e crescente che ho provato nel rapimento dei concetti. Il piacere; puro. Lettura; rilettura; riflessioni libere; annotazioni. Un tripudio. E la sottile malinconia di fine libro; pure nella certezza che una sola parola in più avrebbe rovinato, annacquandolo, questo piccolo capolavoro. Ma anche l'equilibrio perfetto del monologo interiore; la cristallina sensibilità d'autrice (che, circa trentenne, descrive consapevolezze di un'età che non le appartiene); la lucidità spietata con cui i caratteri deprecabili, le attitudini peggiori di alcuni personaggi, non vengono stigmatizzati, bensì lasciati nudi, a denunciare sé stessi; lo stile, impareggiabile (oggi sconosciuto), di un simile atteggiamento, non solo letterario. Infine, e su tutto, la profondità del ragionamento sulla vita. E la meravigliosa condivisione di concetti tanto belli e naturali da definirsi, con imperdonabile errore, o con dolosa superficialità, “scontati”.

Una grandissima lettura.

PS - Vi sarebbe, certamente, tutto un discorso sociale da intavolare sul romanzo e sull'autrice; sul circolo di Bloosmsbury e l'amicizia con V. Woolf; sulla condizione sociale delle donne nel primo trentennio del '900; sul ritmo di una narrazione che potrebbe non essere recepito, oggi, e su tanti altri aspetti meno emotivi, più tecnici. Nulla che possa comunque migliorare il gradimento, o aumentare l'eventuale indifferenza, verso questo prodotto purissimo, e autonomo, di letteratura.




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