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A sud del confine, a ovest del sole

Murakami Haruki

Einaudi, pp. 204, € 17

Il fenomeno (editoriale e letterario) di Murakami è un fenomeno di portata eccezionale. Straordinario.
Per capire il perché di questo fenomeno (scoppiato ancora di più, e recentemente, grazie all’uscita di 1Q84, su questo sito già recensito), sono convinto che ci sia un’unica via da perseguire: leggere Murakami.

Ho già letto, e parlato qui, de L’arte di correre; ma dicevo già lì che mi trovavo di fronte ad un libro strano, fatto di momenti narrativi lontani, senza una trama romanzata. Si trattava di un diario sporadico, tutt’al più.

Questo libro, invece, è uno dei romanzi più letti di Murakami, ripubblicato ora da Einaudi (il libro è del 1992). A sud del confine, a ovest del sole è un romanzo molto psicologico, narrato in prima persona da Hajime, che in giapponese significa inizio. La vicenda umana di Hajime, si intreccia con il fatto di essere figlio unico, nella seconda metà del ‘900 – quando la tendenza era quella di avere, almeno, due o tre figli -, e con l’aver conosciuto una ragazza, anch’essa figlia unica, Shimamoto.
I primi due, brevi, capitoli parlano del rapporto umano fra Hajime e Shimamoto, entrambi dodicenni (è da notare l’età), in un paese di provincia. L’amicizia fra i due, ed il sentimento “nascosto” dell’amore l’uno per l’altro.
Si parla dei loro pomeriggi sul divano di lei, ad ascoltare dischi del padre (soprattutto Nat King Cole), e a tenersi la mano. Si riportano dialoghi, fra i due, sul futuro e sull’amore. Cose che nemmeno un trentenne riuscirebbe a dire, discorsi di una complessità che sono irraggiungibili per il 99% dei bambini di 12 anni di età.

Già a questo momento della lettura, mi è sembrato di essere dentro ad un quadro non realistico. Ma ho continuato.
Hajime incontrerà Izumu, al Liceo – dimenticandosi di Shimamoto, nel frattempo trasferitasi in un’altra città -, la amerà. E la ferirà, col tradimento. I particolari sessuali, sono ben descritti, nei minimi particolari. Probabilmente Murakami riteneva fondamentali i passaggi pratici dell’amore, per lo svolgersi della sua storia.

La storia, ora molto solitaria e triste, di Hajime continua a Tokyo. Lì studierà all’università, incontrerà sua moglie Yukiko, e cercherà di dare un senso alla propria esistenza. E forse ci riuscirà.
A Tokyo, grazie all’aiuto del ricchissimo suocero, Hajime aprirà due locali jazz, in città. Sarà in uno di quei due locali che rincontrerà Shimamoto.
Il resto del libro è incentrato su questo ri-incontro fra i due, fra i misteri dell’uno e dell’altra; in una costante alternanza di sensazioni positive e tradimenti dietro l’angolo.

Il finale, ovviamente, non vi sarà svelato da questa recensione. Anche perché avrei voglia di esprimere, due parole sul testo, sulla sua costruzione e sulla tecnica narrativa.

La lettura è molto piana, costante, non ha mai enormi sbalzi narrativi o dialettici. Se Murakami vuole creare un climax lo fa, piano piano, arrivandoci passo-passo. Ciò facilita la lettura, ma allo stesso tempo la rende un po’ troppo piatta.

I dialoghi, soprattutto fra Hajime e Shimamoto, dopo essersi ritrovati, sono pieni di sorrisi di lei. Cioè Hajime (narratore) ha un’ossessione nel dirci di che modalità era il sorriso di una eclettica e misteriosa Shimamoto. Troppo, eccessivo, a mio personalissimo gusto.

La storia sembra trascinata via, trasportata da un fiume rapido che vuole giungere alla conclusione, saltando molte fasi della storia. Un fiume quasi senza curve, senza anse.

Lo scavo psicologico su Hajime è superficiale e strettamente legato all’esperienza presente e passata. Non indaga mai a pieno le motivazioni antropologiche, sociali e culturali di certe scelte o di certi sentimenti.

Murakami, qui, mi è sembrato un po’ scialbo.
Forse le mie aspettative erano molto alte, aspettavo di trovarmi di fronte un gigante pronto a frantumare tutto, ed invece ho trovato un piccolo eremita che racconta storie al lume di candela.

Il mio giudizio, personalissimo e pronto ad esser criticato, ha bisogno – sicuramente – di affrontare altre letture di Murakami, che rimane, come si diceva all’inizio, un fenomeno letterario ed editoriale. Ma non certo un fenomeno di bassa lettura, come possono esserlo Volo o le sfumature. Murakami è letto ed apprezzato da molti lettori forti, come me, che hanno interessi eterogenei, è ovvio, ma che comunque hanno come riferimento un target letterario molto alto.

È ancora tutto da approfondire.
Per ora, però, non posso che dargli un’insufficienza.

Voto: 2/5



 





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