Murakami Haruki, 1Q84, Einaudi, 2011 (vol. 1) - 2012 (vol. 2).

Conoscere la verità regala all’uomo la giusta forza” (vol. 1, cap. 24).

1Q84 è articolato in tre libri, ognuno dedicato ad un trimestre della vicenda, ma è stato pubblicato in Italia in due volumi: il primo, uscito nel 2011, raccoglie i primi due trimestri (aprile-giugno e luglio-agosto); il secondo, pubblicato ad ottobre del 2012, è unicamente dedicato al trimestre settembre-dicembre. Il titolo (in giapponese: ichi-kew-hachi-yon) gioca sull’assonanza fra la pronuncia della lettera “Q” e quella del numero “9”.
1Q84 è la storia di Aomame e Tengo, che hanno condiviso una fugace attrazione durante l’infanzia e conducono una vita adulta piuttosto eccentrica e solitaria, durante la quale scoprono di essere inavvertitamente penetrati in un universo parallelo (appunto, 1Q84). Per tornare al loro universo (o comunque in un altro ove le loro vite non siano in pericolo) Aomame e Tengo dovranno ritrovarsi, a dispetto delle circostanze.
Ho deciso di leggere 1Q84 un po’ per l’interesse verso la letteratura giapponese (ero rimasto recentemente impressionato da Kawabata Yasunari, Il paese delle nevi, Einaudi, 2007), un po’ per lo specifico interesse verso un autore di cui avevo letto, in precedenza, soltanto l’autobiografia (L’arte di correre, Einaudi, 2009), dove avevo scoperto, oltre ad un’analisi millimetrica della psicologia del corridore, la fascinazione prodotta dalla assoluta semplicità grammaticale e sintattica del testo: frasi semplicissime, periodi elementari, attraverso le quali, tuttavia, Murakami costruisce storie via via più complesse e mai banali.
1Q84 è il culmine di questa tecnica narrativa. La sua cifra stilistica è l’assoluto minimalismo formale, cui consegue però una vera e propria esplosione di senso e di piani narrativi che si propagano, moltiplicandosi come in un gioco di specchi, per tutto il romanzo. Murakami è indiscutibilmente un maestro nell’uso di questa tecnica, attraverso la quale domina il tempo della narrazione (nella descrizione del primo omicidio di Aomame, ad esempio,  via via che l’azione accelera, la narrazione rallenta: vol. 1, cap. 3) e costruisce un mondo onirico, ipnotico: insomma, il perfetto materiale per la costruzione di infiniti universi paralleli.  Così, nel lungo flusso del romanzo, restano aperte questioni, dilemmi non vengono risolti (chi era l’amante di Tengo, improvvisamente scomparsa? Dove finisce Fukaeri? Il padre di Tengo muore nel 1Q84? In quale universo si trova il paese dei gatti?) ma -paradossalmente- tale incompiutezza arricchisce l’esperienza del lettore, imponendogli uno sforzo di adesione all’universo necessariamente imperfetto (ma quale universo non lo è?) ed una sempre più stringente complicità con l’autore.
Da ultimo, e non sembri una sbavatura da critico della domenica, Murakami si pone magistralmente sul crinale fra occidente ed oriente. Egli domina i temi della tradizione occidentale (il titolo è ovviamente un omaggio a 1984 di Orwell, Shakespeare è citato più volte ed il testo sembra deliberatamente contenere numerose criptocitazioni) ma si muove con grazia ed eleganza nell’ introduzione di splendide immagini, aprendo squarci di orientale poesia anche quando il contesto narrativo è plumbeo (“come un pinnacolo in un paese sommerso da un’inondazione”: vol. 1, cap. 2; “Qualcosa nelle sue piccole pupille brillò come la cima ghiacciata di una lontana montagna colpita dal sole”: vol. 2; cap. 10; “come acqua che risale controcorrente attraverso le curve di una tubatura idrica”: vol. 2, cap. 19).
Un intreccio avvincente, lampi di poesia, una tecnica magistrale: 1Q84 è nitido come un sogno fatto poco prima dell’alba. Ed è spiazzante, come tutti i sogni, e dunque risulta un buon innesco per la riflessione.

 


01/03/2013 2:12am

Bellissima recensione, in tanti punti condivido, ma c'è un passaggio che mi ha fatto storgere il naso: quando dici "1Q84 è il culmine di questa tecnica narrativa" ecco, io non ne son convinto. Credo abbia fatto di meglio sia in "Kafka sulla spiaggia" che in "L'uccello che girava le viti del mondo". Tutti hanno annunciato 1Q84 come il suo capolavoro, ma, a mio parere, così non è; ovviamente è un libro magistrale, che ho amato davvero, davvero, molto (come quasi ogni altri libro di M.) però, a mio parere, 1Q84 non è nè il culmine della sua tecnica, nè il culmine delle sue trame. :)

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