Immagine
Titolo: Le correzioni
Autore: Jonathan Franzen
Traduzione: Silvia Pareschi
Editore: Einaudi






Ho iniziato questo libro con molto scetticismo. Pensavo: dev'essere l'ennesima critica della famiglia americana, con tanto di rituali del Giorno del ringraziamento e di Natale, scontri generazionali, personaggi carichi di rimorsi, rimpianti e rimproveri inespressi che prima o poi esplodono in rabbia, fuga o follia, coppie avvelenate dagli effetti della più pura ipocrisia matrimoniale, droghe, imprenditori senza scrupoli. Lo è: al punto che, se dovessi consigliare a qualcuno un libro che tratti questi argomenti, probabilmente sceglierei questo. Franzen racconta le vicende dei Lambert con un registro decisamente grottesco, tra la commedia e il dramma: si può ridere, piangere, indignarsi di disgusto o provare infinita pietà. Si limita alla denuncia di quelle falsità borghesi, evitando con molta saggezza di proporre modelli alternativi o critiche troppo esplicite che, regalando un po' di speranza, diminuirebbero l'importanza della sua opera di demolizione. Credo che il valore più grande di questo libro sia espresso dagli infiniti - e infinitamente piccoli - dettagli che compongono ogni scena: la sensibilità di Franzen è prodigiosa. È capace di immaginare e ricreare, con una precisione impressionante, le sensazioni vissute da ogni personaggio: le esperienze tattili, le lacrime trattenute, gli odori, i sapori. I pensieri e i passatempi più nascosti dei bambini, quelle piccole azioni invisibili agli adulti - quel modo di esplorare gli oggetti con le dita nei momenti che precedono o seguono il pianto per una punizione - sono raccolti in questo libro.

La struttura del romanzo è un vero virtuosismo: si rivivono lunghi episodi del passato dei Lambert, e spesso si devono attendere centinaia di pagine prima di ritrovarli nel presente; è affascinante lasciarsi trasportare all'interno di quelle digressioni per assistere alle diverse età di ogni personaggio, e approfittare di quell'esperienza per provare a interpretarne il destino. Questi tempi così stravolti e dilatati rendono ancora più originale la trama, che oscilla tra il realistico e l'inverosimile in modo impercettibile, con molta intelligenza e lucidità.

Nonostante tutto ciò, non riesco a togliermi dalla testa una sensazione fastidiosa, che si è insinuata tra me e l'esperienza così memorabile di questa lettura: ho l'impressione che questo romanzo, che critica una civiltà borghese corrotta, schiava di farmaci, consumi e ipocrisie, sia esattamente il genere di romanzo che quella civiltà desidera leggere e acclamare. Soddisfa abilmente la moderna sete di non-conformismo: impossibile, per me, non riconoscere questo paradosso; la lettura di Revolutionary Road, qualche anno fa, è stata triste e illuminante. La spietata amarezza di Yates ci ha lasciato in eredità un dilemma sociale forse irrisolvibile, rivelando più di uno strato di ipocrisia nel modello familiare statunitense (e, più in generale, occidentale): bisogna riconoscere a Franzen il merito di averlo affrontato con onestà. Forse questo libro non contiene saggezza, ma offre innumerevoli occasioni di riflessione, ed è impossible non lodarne la chiarezza di pensiero e di visione della realtà: Franzen, pur non proponendo soluzioni, denuncia il problema con tutti i suoi drammatici dettagli. Ma Le correzioni è esattamente il genere di romanzo che le persone Davvero Moderne e Perbene si compiacciono di aver letto.

Un'altra sensazione, più difficile da definire, mi ha accompagnato fin dalle prime pagine: immagino sia dovuta agli attuali limiti delle mie letture, ma mi ha incuriosito e voglio provare a descriverla. Mi è sembrato di ritrovare le caratteristiche di tanti altri romanzi statunitensi: gli argomenti più difficili, tutti insieme: la famiglia, il matrimonio, il divorzio, la malattia, la morte, l'alcool, le droghe, il sesso; la narrazione che procede verso il finale nonostante i tanti lunghissimi riferimenti al passato; gli immensi capitoli di centinaia di pagine, con una riga bianca di tanto in tanto per riprendere fiato; l'autore che esibisce implicitamente la sua cultura, inserendo citazioni di nomi e opere di grandi autori classici nelle conversazioni dei suoi personaggi. Questi tratti mi hanno portato a sospettare che l'abilità nell'affrontare questo modello di romanzo, già collaudato e celebrato, rielaborandone gli elementi per costruire qualcosa di nuovo, sia considerata una prova di bravura superiore. Non è poco, in effetti; anzi, forse il doversi muovere all'interno dei confini di questo paradigma rende l'impresa dell'autore ancora più complicata e degna di ammirazione. Franzen è riuscito dove tanti altri, tranne i più grandi tra i suoi contemporanei, hanno fallito e falliranno: però sono convinto che, con il suo talento, meriterebbe di separarsi da quei modelli. Forse lo ha già fatto; sono curioso di scoprirlo.





Leave a Reply.