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Il fucile da caccia
Inoue Yasushi
Adelphi (Piccola Biblioteca 506)
pp. 101
Trad. it. di Giorgio Amitrano



“Quale sarà il serpente che ognuno degli uomini si porta dentro? Egoismo, gelosia, fatalità? Forse una specie di karma che ingoia tutto ciò e che la nostra forza non ci basta a mutare?” 

È un intreccio amoroso, aggrovigliato e crudele, il legame che avvince i destini dei protagonisti di questo piccolo, intenso romanzo: un uomo e tre donne, in reciproca relazione di affetti e consuetudini quotidiane. 
Sarebbe tuttavia estremamente riduttivo affermare che sia l’amore l’unico tema del racconto, perché in esso, a ben guardare, è racchiusa una sorta di distillato della natura umana, indagata in particolare nel suo modo di manifestarsi nei rapporti interpersonali. Matrimonio, adulterio, amicizia, amore filiale: nulla è come appare; e nella tensione sinuosa di una prosa vivida ed essenziale come il linguaggio poetico, poco a poco si svelano sospetti, equivoci e segreti. 

È presente in ciascuno di noi una zona oscura – celata al mondo intero e insidiosa come un infido serpente – spesso ignota perfino a noi stessi, che erompe inattesa e imprevedibile quando scatta la molla del destino e ci si trova a fare i conti con la necessità di scegliere. E allora tutti i principi, i progetti e i propositi che avevamo fatto nostri con il buonsenso e la razionalità crollano miserevolmente, per cedere il passo a una istintività che non disdegna neppure la menzogna, l’inganno e il rifiuto nei confronti di chi ci ama e di tutto ciò che credevamo ci fosse più caro; e talora della vita stessa. 
C’è anche in ciascuno di noi una misteriosa vocazione alla solitudine, subìta o voluta; una istintiva crudeltà sanguinaria, dolorosa per noi stessi e al contempo incurante delle ferite che può infliggere ad altri; un “fucile da caccia” che ci preme perennemente al fianco, “scavando nel nostro spirito solitario, nella nostra carne solitaria”, mentre procediamo in cerca di prede nella desolazione del “bianco alveo di un fiume”. 

Un libro straordinario, che mi è particolarmente caro.
Un gioiello di perfezione stilistica e strutturale. Un piccolo grande capolavoro, da leggere e rileggere, perché ad ogni rilettura dischiude nuove interpretazioni del significante, inducendo a riflessioni volte anche ad una più profonda conoscenza di sé stessi.

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