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Storie di primogeniti e figli unici,
Francesco Piccolo

Pubblicato nel 2012, 
per SuperET (Einaudi)
pp. 136
€ 9.50

«Quando ero piccolo, e andavo a scuola insieme a mio fratello, mia madre mi diceva di tenerlo per mano, e questo mi sembrava giusto e responsabile.
Quello che no capivo è perché di diceva sempre: “mi raccomando, quando passate per quella strada dove non c’è il marciapiede, mettiti sempre tu al lato della strada dove passano le automobili”.

Io lo facevo, e lo facevo con diligenza, ma ero molto dispiaciuto. Per me significava: “io spero che nessuna auto vi butti sotto, ma se proprio dovesse succedere, preferisco che muoia te piuttosto che lui”».




Ognuno di noi, quando compra un libro, ha sempre delle aspettative. Positive o negative. Aspettative che ti sei fatto, sentendo – magari – la presentazione in un giornale o te ne ha parlato un amico. O semplicemente, dello stesso autore, hai letto altri libri che poi ti sono piaciuti e – convinto delle doti dell’autore – ne hai comprato un altro.

Così è successo a me, con questo libro.

Di Francesco Piccolo, avevo già letto “Momenti di trascurabile felicità” (recensione che non tarderà ad arrivare!), apprezzandolo molto. Così, un po’ per la conoscenza (dei suoi libri, ovviamente!) che avevo dell’autore e un po’ per il titolo beffardo, ho comprato “Storie di primogeniti e figli unici”.

Come molti lavori di Piccolo – influenzato anche dal suo lavoro di sceneggiatore (ndr), anche quest’ultimo, è una raccolta di racconti di ragazzi (per lo più adolescenti) alle prese con le prime esperienze di vita: un’amicizia sbagliata, la responsabilità di essere “l’uomo di casa”, l’ambizione di diventare qualcosa di più, di quel che le alternative propongono.

Un libro dal titolo ingannatorio? Forse.

Ma lo scopo dell’autore non è quello di narrare avvenimenti quanto mai eclatanti. Essere primogeniti o figli unici, è solo il filo conduttore che lega le varie storie. Ancora un’altra volta, ritroviamo la quotidianità come protagonista.

«[…] allo stesso tempo i nove racconti che compongono questa raccolta cono appunto dei racconti, sono opera di narrativa, che ha preso spunto dalla realtà, e l’ha rimodellata per convenienza narrativa in molti punti […]», scrive Francesco Piccolo nella postfazione del suo libro: storie reali in un mix di fantasia e immaginazione. Ironiche, ma anche molto amare.

Leggendo, sembrano pagine scritte proprio dal protagonista, quasi l’autore fosse un semplice scrivàno, che appunta sul taccuino la realtà, così come la vede.

Un libro di poche pretese, sicuramente non un capolavoro. Un libro, la cui lettura scorre via con semplicità.






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