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LA QUESTIONE MORALE
La storica intervista di Eugenio Scalfari ad Enrico Berlinguer


«I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai tv, alcuni grandi giornali».

Pubblicata nel 1981, per “La Repubblica”
Edito nel 2011, Alberti Editore
Prefazione di Luca Telese
pp. 56
€ 6.50

All’alba della diciassettesima elezione politica (un superstizioso potrebbe ritenere tale numero come “premonitore” per un disastroso risultato del prossimo governo; ma io – per natura – sono ottimista, e per nulla superstiziosa!), è – per me – quasi naturale rispolverare la questione morale.

Per Enrico Berlinguer, la questione morale non si esauriva con un’amara critica ai meri partiti italiani. Intendeva qualcosa di molto più grande, qualcosa che andava ben oltre la partitocrazia.
Alla base della questione morale vi è l’etica, le leggi morali, i principi che guidano gli uomini più che ad amministrare uno Stato giuridicamente valido. Per riprendere Margherita Hack, potremmo dire che: «senza leggi etiche ci sarebbe un branco e non la società».  La questione – che in questo caso è facilmente sostituibile (per poter comprendere a pieno l’argomento) con il termine problema - si trovava, e si trova tutt’ora, proprio nella rovina di questi valori, nel decadimento di tali “credenze collettive condivise” (Durkheim).
E l’onorevole Enrico Berlinguer vide questo regresso invadere pian piano la sfera della politica italiana, a partire dalla cellula madre della politica: i partiti. «La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica, prima ed essenziale, perché nella sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, l’effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico». Per il segretario del vecchio PCI, la politica degli anni Settanta (per noi fin troppo lontana, ma a lui contemporanea) non era “vera politica”. «Politica si faceva nel ’45, nel ’48 e ancora negli anni Cinquanta e sin verso la fine degli anni Sessanta. Grandi dibattiti, grandi scontri di idee, certo, scontri di interesse corposi, ma illuminati da prospettive chiare, anche se diverse, e dal proposito di assicurare il bene comune. […] Soprattutto c’era lo sforzo di capire la realtà del Paese e di interpretarla. E tra avversari ci si stimava. De Gasperi stimava Togliatti e Nemmi e, al di là delle asprezze polemiche, ne era ricambiato».
I partiti non sono più, semplicemente, delle «libere associazioni aventi la finalità di concorrere a determinare la politica nazionale, regionale e locale», bensì «macchine di potere che si muovono soltanto quando è in gioco il potere». Annidati nei palazzi del potere, non solo politici, ma anche economici, sociali, culturali, avevano invaso ogni settore, apparendo sempre più – agli occhi della gente – troppo lontani dalla quotidianità della vita comune, poco presenti per davvero capire quali fossero i veri problemi e le reali necessità dei cittadini.
L’intervista, risalente al 1981 (tre anni prima l’improvvisa scomparsa di Enrico Berlinguer), creò non poco scompiglio, poiché a rilasciarla fu proprio il segretario di uno dei grandi partiti presenti nell’Italia della prima Repubblica. Come Luca Talese scrisse nel 2011 in un articolo per il “Fatto Quotidiano” (quindi usato come prefazione di questo libro) «si disse che quel dialogo del segretario del PCI con Scalfari era stato l’atto fondativo dell’antipolitica».
Undici anni dopo il sollevamento della questione morale, quasi a dar ragione a ciò che Berlinguer aveva solo preannunciato, nel febbraio del 1992, scoppiò lo scandalo di Mani Pulite (più conosciuta come Tangentopoli). Ancor più nitido nei nostri ricordi vi sono i recenti scandali della Regione Lazio e della Regione Lombardia.
Allora la questione morale degli anni Settanta, improvvisamente sembra diventare oggetto di attualità. Le tematiche politiche di quaranta anni fa, sono vicine a noi. Nonostante la qualità della vita sia cambiata, non lo sono gli argomenti politico-sociali. Cambiano gli uomini politici, non la politica.
E a tutti quelli che domenica 24 e lunedì 25 febbraio decideranno di non votare perché convinti di essere solo imbrogliati, rispondo facendo mia la frase di Pietro Ingrao:
 «La politica è questione di ognuno di noi. Ognuno si deve porre la domanda che faccio io?, rispetto ad un mondo segnato da guerre, ingiustizie, violenze, terrorismo. Indignarsi è questo».

Trovo la prefazione di Luca Telese, al volumetto, poco interessante; ma forse la mia considerazione personale sul giornalista, offusca il giudizio.





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