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«Nessuna persona che facesse parte della mia vita, o semplicemente della rubrica del mio telefonino, aveva la possibilità di emozionarmi più di quella misteriosa sconosciuta. Ero attratto da lei. Ma, pur provando una sincera curiosità nei suoi confronti, non mi sono mai avvicinato».

Fabio Volo,
Il giorno in più
Oscar Mondadori (sezione Grandi Bestsellers) - 2007
pp: 287

I romanzi sono così: o ti piacciono e li leggi tutti d’un fiato; oppure sono talmente pesanti che per riuscire a digerirli si ha bisogno di più di un bicchiere d’acqua, per mandarli giù. Ci sono quei tipi di romanzi (li definirei statici!) in cui capisci come andrà a finire già al quarto capitolo, e continui a leggerli solo per confermare la tua tesi (al 99%: vera!); oppure altri romanzi (in questo caso dinamici!) in cui il finale sembra cambiare alla fine di ogni capitolo, e tutte le certezze avute fino a qualche pagina prima decadono e tu vieni travolto da un vortice di avvenimenti, storie, personaggi che sembra tu stia davvero leggendo tre libri, non uno.

I romanzi sono soggettivi. Ad esempio io non potrei mai leggere un romanzo fantasy ed altri non potrebbero fare lo stesso con una genere giallo, o rosa (scritti così, la battuta su un presunto arcobaleno viene molto facile!!!).

E Il giorno in più è uno di quei romanzi che non tutti potrebbero leggere. Non per i contenuti troppo impegnativi (tutt’altro!) e il linguaggio ampolloso, ma per il romanzo in sé. Già dalla prima pagina si ha la sensazione di essere catapultati in un mondo romantico, sdolcinato e sentimentale, quasi interamente femminile. E a molti, questo tipo di romanzo, fa l’effetto di un pranzo con tutto il parentame (mia personale espressione!).
Mi domando come riescano a uscire dalla penna (o dalla testiera del computer) storie d’amore così.
Forse perché così troppo surreali che lasciano il tempo solo ad un sogno e ad uno scrittore che con la sua arte, le trasforma in qualcosa di reale, da leggere. Una storia d’amore vissuta in modo anomalo, lontano da ogni schema e logica tradizionale. E per questo, ancora più bella.
Giacomo è un uomo di trent’anni, con un lavoro fisso e una vita sentimentale instabile. L’unica donna con cui riesce davvero a relazionarsi senza cercare di andarci a letto è la sua migliore amica Silvia. Un padre fuggito di casa, che ha abbandonato suo figlio ancora piccolo, un rapporto fin troppo complicato con sua madre, ricompensato dall’affetto immane di sua nonna. Un amico troppo invadente, Dante, che irrompe nella sua vita sempre nel modo e nel momento sbagliato e il ricordo di alcune ex che, a volte, si fanno spazio nei suoi pensieri.
Un’esistenza fin troppo normale (forse banale?), scossa da quei suoi viaggi in tram – la mattina, per raggiungere la tipografia dove lavora – in compagnia della “ragazza del tram”.

«L’incontro con la ragazza del tram era una delle cose più emozionanti delle mie giornate. […] Quei minuti con lei erano limpidi, una finestra su un altro mondo. Un appuntamento colorato».

Sguardo dopo sguardo, fermata dopo fermata, sembrava che Giacomo e Michela (questo è il nome della “ragazza del tram”) avessero istaurato una sorta di relazione platonica fatta «solo di sorrisi appena accennati e piccoli sguardi muti». Un guanto silenziosamente rubato e milioni di pensieri che riempivano – quasi morbosamente – le grigie giornate del protagonista.

Poi un invito per un caffè, inaspettato. E una partenza, ancora più inaspettata.
Come poteva pensare che la sconosciuta che vive solo nei suoi pensieri, con cui si era scambiato dolci baci nella sua testa e aveva deciso di sposarlo solo nei suoi sogni, rinunciasse al viaggio della sua vita per stare con lui, semplice passeggero dello stesso tram, che ogni mattina prendevano insieme.
Ma per Giacomo c’era molto di più. Prendere quell’aereo per New Work e raggiungere la “ragazza del tram” (perché a lui, più che con il suo vero nome, piace chiamarla così!), molti mesi dopo il suo arrivo, non solo significava rivederla, ma finalmente crescere e riappropriarsi davvero della propria esistenza.
«Strano come spesso basti un viaggio, pochi grammi di coraggio…» canta Daniele Silvestri.

«Era arrivato il momento di vivere un pezzo della mia vita in compagnia di altre persone. Michela da troppo tempo indossava la mia curiosità».

Quel loro incontro sconvolgerà la vita ad entrambi.
Un gioco, con delle regole precise, porterà Michela e Giacomo a viversi profondamente, non solo fisicamente, ma nell’IO più intimo. Otto giorni di tempo per essere fidanzati, poi sposati, poi genitori. Otto giorni per esplorare la New York nascosta e viaggiare l’uno dentro l’altro: i limiti, le possibilità, i sogni e le paure.
Come nel gioco del Monopoli, anche nel gioco vita ci sono gli imprevisti. E quelli, non sono inclusi in nessuna regola.
Ma i princìpi del gioco – anche con gli imprevisti – vanno rispettate. E si lasciano con una promessa: tornare per vivere IL GIORNO IN PIÙ.
Un libro esilarante, divertente, piacevole. Con un pizzico di erotismo e di sana ironia sulle abitudini difficili da lasciare anche durante un viaggio. Fabio Volo scrive con leggerezza e semplicità.
Avendo letto anche altri libri dello stesso autore, questo è sicuramente il più bello.

Nel 2011 con la regia di Massimo Venier, viene prodotto l’omonimo film, di cui Volo è il principale protagonista. Nulla a che fare con il libro. Scene cambiate, testi riscritti, personaggi lontani dalla vera storia. Quasi la sceneggiatura fosse presa da un altro romanzo.





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