Immagine
«Ma l’amore non si contratta in un mercato, né lo si può misurare con la bilancia del truffatore. La sua gioia, come la gioia dell’intelletto, sta nel sentirsi vivo. Lo scopo dell’amore, è l’amore: nulla di più, nulla di meno.»
(Oscar Wilde)



Scritto nel 1897
Pubblicato nel 1905 (versione non integrale); nel 1949 (versione completa)
Titolo originale: De Profundis
Traduzione italiana: Oreste Del Buono, per “Oscar Mondadori, i classici”.

Nel 1897, Oscar Wilde, pochi mesi prima della sua scarcerazione (fu arrestato nel 1895, accusato di «gross indecency » e condannato a due anni di lavori forzati), scrisse la più bella lettera d’amore (la più lunga mai scritta, 50.000 parole) al suo intimo amico Lord Alfred Douglas: Bosie - come lo stesso Wilde amava chiamarlo.
Troviamo un Oscar Wilde spogliato della sua solita maschera di seduttore ed esteta, dedito al piacere.
Un uomo mite, ammalato e privo delle sue forze, ma non dell’intelletto - nella lettera, numerosi sono i riferimenti alla letteratura, alla filosofia e alla storia.
Una lettera piena di amore, rabbia e compassione per un giovane ragazzo la cui natura è dominata dall’odio. Apre il suo cuore, completamente, all’unica persona che abbia mai veramente amato, benché Wilde fosse sposato già da anni (ben prima dell’incontro con Bosie) e avesse due figli.
Rimprovera soprattutto se stesso per non essersi prontamente fermato, davanti alle insaziabili richieste del giovane Bosie. Di non aver capito fin dall’inizio le sue vere intenzioni.

«Avevo sempre pensato che la mia resa davanti a te nelle piccole cose non significasse molto: avevo sempre pensato che, quando fosse sopraggiunto un momento grave, avrei potuto reintegrare in tutta la sua naturale superiorità la mia forza di volontà. Ma non fu così».

E si rimprovera di averlo amato, incessantemente, anche quando il suo giovane amico lo “umiliava”, ricompensandolo di un amore superficiale, povero e materiale.
Con parole amare, ma piene d’amore, Wilde dà continui insegnamenti al giovane, tali da permettergli di non commettere altri errori.
Trasportati dalla lettura, appare del tutto evidente chi dei due, dominava nella coppia.
Uno dei più grandi rammarichi di Wilde, fu proprio quello di essersi fatto plagiare enormemente da Bosie, tanto da spingersi a querelare per diffamazione il marchese di Queenberry (padre di Bosie) per «vendicare i torti inflitti da tua padre a tua madre». 
La vicenda si concluse con una contro denuncia e infine con l’arresto dello scrittore per sodomia (conseguenza necessaria spinta dalle importanti conoscenze della famiglia Douglas e dal lento “declassamento” che stava subendo lo scrittore).


Wilde – sia dal carcere, ma soprattutto da questa frastagliata relazione – ne uscirà totalmente distrutto, abbandonato dai suoi affetti ed in completa rovina economica (fu costretto a vendere numerosi libri della sua immensa biblioteca privata, per pochi spiccioli).
Nonostante i presagi di ciò, e quanto detto prima, Wilde termina questa gloriosa lettera con la richiesta di un incontro (che poi avvenne, in Italia).
«Io l’amo, e l’ho sempre amato. Mi ha rovinato la vita, e proprio per questa ragione a quanto pare sono costretto ad amarlo di più», rispose così ai suoi più stretti amici che lo rimproverarono di aver ripreso – sempre in forma segreta – la relazione con il giovane Douglas.
La lettera arriverà a Bosie, anni dopo la scarcerazione di Wilde. Quest’ultimo aveva infatti consegnato il manoscritto al suo amico Robert Ross, con l’indicazione di farne delle copie e spedire l’originale al ragazzo. Ross obbedì, inviando però non il vero manoscritto, bensì una copia. Risulta difficile capire se la lettera fu davvero letta da Bosie (in questo caso solo poche righe, per poi essere strappata) o mai recapitata.
Fu di certo pubblicata postuma, in versione non integrale, dallo stesso Ross che aveva prontamente omesso ogni riferimento alla famiglia Douglas e al giovane Alfred, tagliando poi numerose parti. Solo intorno agli anni Cinquanta fu presentata per intero da Rupert Hart-Davis, curatore delle opere di Wilde.

Uno degli scritti più belli, ma – ahimè – troppo sconosciuto, di Oscar Wilde. Gli amanti di quest’autore così “classico”, leggendo prima l’epistola e poi altri suoi libri, si accorgeranno facilmente di quanto, nei suoi vari personaggi, ci siano tratti di persone realmente esistite al fianco dello scrittore irlandese. Esempio eclatante ne è «Il ritratto di Dorian Gray», dove  personaggi come lo stesso Dorian Gray, ma anche il pittore Basil, siano meravigliosamente simili al giovane Douglas – nel primo caso – e a Wilde.

Importante per la comprensione, è leggere interamente l’introduzione.



th
4/1/2016 02:44:06

Reply



Lascia una risposta.