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Miccia corta, una storia di prima linea
Sergio Segio
DeriveApprodi - ott. 2008 
pp. 227



«TGR1, Edizione straordinaria. Sospendiamo i programmi per una notizia appena giunta. Si è verificata un’esplosione nel carcere femminile di Rovigo, seguita dall’evasione di quattro terroriste detenute. Sul posto ci sono Vigili del Fuoco, Polizia, carabinieri e ambulanze. Pare che nel corso dell’azione ci sia stata una vittima»


Miccia Corta è la storia di una delle azioni più eclatanti del terrorismo in Italia, raccontata e spiegata da chi non solo l’ha vissuta, ma l’ha anche organizzata. Sergio Segio è tra i fondatori dell’organizzazione armata Prima Linea che nel gennaio del 1982, con “un’azione di guerra in grande stile”, ha fatto saltare la cinta muraria del carcere di Rovigo. Nel 2005 pubblica il libro con il solo scopo di assolvere a quello che lui stesso definisce “dovere morale nei confronti di una storia collettiva negata”, intrecciando all’episodio del carcere di Rovigo alcune vicende anteriori a quel gennaio del ‘82, per dare al lettore la possibilità di capire cosa ha portato migliaia di giovani, negli anni Settanta, a fare una scelta estrema come quella della lotta armata.

«Ti dirò qual è stata la più triste scoperta della mia vita: i perseguitati non erano in nulla migliori dei persecutori. Posso benissimo immaginarli a ruoli scambiati».

Segio, oltre a darci un’idea dell’evoluzione del pensiero politico di Prima Linea, Dall’ iniziale programma di lotta per la “liberazione proletaria”, quando ancora le azioni si limitavano al ferimento dei dirigenti di fabbrica, a quello dove l’omicidio politico per colpire lo Stato sarà centrale, riesce a tracciare il suo cammino interiore che, come quello di tanti altri, è segnato da un momento iniziale di ceca fedeltà verso l’ideologia, e dalla successiva e graduale presa di coscienza della crudeltà e della futilità dei delitti commessi.

Senza prendere le distanze dalle proprie responsabilità, o minimizzando le proprie colpe, Segio cerca di porre l’attenzione anche sull’altra protagonista – o antagonista? - di quegli anni: la politica italiana. Si tratta di un periodo fatto di errori, insabbiamenti e depistaggi che hanno profondamente inquinato e deformato la memoria storica e che hanno prodotto i fenomeni sociali e culturali alla base del terrorismo stesso.

Ancora oggi, in Italia, il terrorismo è un argomento da affrontare con le dovute cautele: oltre ad essere sconosciuti ai più, i fatti di quei tragici anni sono fonte inesauribile d’imbarazzo per il Governo e costituiscono motivo di grande indignazione da parte dell’opinione pubblica. È indubbio che non viviamo in un Paese maturo che sa guardare al proprio passato senza timori e, proprio a dispetto di questo, ritengo che testimonianze come quella di Segio, al di là della loro natura, siano i pezzi fondamentali di un puzzle, senza i quali non sarebbe possibile far luce su quella che molto eloquentemente Zavoli ha definito come “la notte della Repubblica”.

«Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato».


 





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