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Gli occhi di Venezia
Alessandro Barbero
Mondadori 
10,50 €




Oggi c’è quasi un inversione di etichetta nel dare del tu anche a sconosciuti. Per lo meno di certo neanche sogniamo di parlare usando il “voi” con i parenti, non abbiamo bisogno di un consenso per vivere la nostra vita e abbiamo chi può proteggerci da ingiustizie e malefatte indifferentemente dal ceto di appartenenza.
Immergersi nella fine del ‘500 con questa lettura ridimensiona i margini di ciò che ci sembra ovvio e dovuto. 
L’autore è un famoso medievista, fa emergere tra una vicenda e l’altra strumenti, panorami, descrizioni di sottofondo alla misera ma felice vita di Michele e la pressoché diciassettenne Bianca.
Due sposi separati (e no, non riprende affatto i Promessi Sposi) a causa di una prepotenza equivoca, senza addii o promesse di ritorno tra i porti di una Venezia che si era vista togliere il monopolio sui traffici commerciali .
Michele ci porta in giro per il mondo, Bianca ci apre gli occhi su cosa significasse essere meno di nessuno nei palazzi dei signori, come quasi la vita nel ghetto riesca ad essere nostalgica.
È la storia di due vite che hanno proceduto sulla stessa linea costretti a continuare parallelamente senza mai incontrarsi, ritrovandosi in un modo inaspettato.
Finito il libro vien quasi voglia di girarlo e controllare che non manchino le pagine. Barbero dà un finale così velato che non soddisfa pienamente l’entusiasmo suscitato soprattutto negli ultimi capitoli.
Un finale che si allaccia al lato più intimo del lettore rivelandone una scelta personale, fantastica, dolce, rigida e intransigente o, chissà originale e impensata.
Una storia d’amore? Più un adattarsi a ciò che la vita ti butta addosso, il reagire o farsi scorrere le cose di striscio è ciò che fa la differenza tra le due storie.
L’ignoranza ,in senso lato, di una classe sociale che a mala pena sfama la famiglia, figuriamoci il solo prendere in considerazione di volere una formazione culturale, è protagonista e piaga della vicenda. L’innocenza degli eventi soppressi dall’arroganza e la furbizia di classi predominanti si trasforma in entrambe le storie in un antagonista impossibile da abbattere, che lascia solo la fortuna di essere schivato.
Nel complesso è un libro che consiglio a chi non cerca storie d’amore ma vuole ritrovare un po’ di antichità arrivando forse alla conclusione che, tutto sommato, le libertà che abbiamo ottenuto, anche se il fatto di averle “ottenute” può suonare ridicolo , siano enormemente da apprezzare.


 





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