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Tony Pagoda e i suoi amici
Paolo Sorrentino
Narratori Feltrinelli




Onestamente, se fosse dipeso da me, non avrei mai scelto questo libro fra i tanti che gli scaffali delle librerie mettono in mostra; eppure in un modo o nell'altro è finito nella mia borsa e, volente o nolente, mi sono ritrovato a farci i conti. Conoscevo già prima Paolo Sorrentino, ma solo come regista, e anche in tale direzione non ho visto che un paio dei suoi film, ma quando un amico ha insistito perché lo leggessi al punto da prestarmi il suo, lì non mi potevo più tirare indietro.

È stato un tuffo piacevole quello che le centocinquanta pagine di questo libro mi hanno fatto fare nella vita di Tony Pagoda, un ex-cantante napoletano di successo, che raggiunta l'età avanzata, come dice il suo ex-cognato in una prefazione fittizia ma davvero simpatica :«Ora che come cantante non riesce a fare arrivare la voce dal gabinetto al bidet, si è schiaffato in testa questa idea di fare lo scrittore». Così, questo signore ancora desideroso di far sapere al mondo qual è il suo punto di vista sulla realtà, raccoglie insieme alcune interviste ai suoi amici (molti dei quali sono personaggi famosi), impreziosite da alcuni flash silenziosi in cui a parlare sono solo i suoi occhi e la sua pancia.

La partenza è in sordina, i primi tre racconti sono un modesto antipasto ai passaggi centrali dell'opera che senza mezzi termini, lasciano il lettore sconvolto, tanto è forte lo stacco esistenziale rispetto all'inizio. La vicenda del politico Fabietto a Pyongyang, l'immersione dalle tinte bukowskiane di Tony nel locale di lap dance, l'incontro col Pocho, la passeggiata mattutina a Roma con venditi e poi all'apice, il soggiorno a Stromboli; trasformano completamente il sapore d un libro che già prospettava una vaga insipidità di fondo.

È costellata di piccole perle letterarie questa passeggiata che facciamo insieme a Paolo Sorrentino all'interno di una realtà verosimile che prima di essere quella che descrive fisicamente è quella che ha dentro. Sì perché questi brevi racconti celano nei passaggi più improbabili alcune fra le riflessioni più coinvolgenti che abbia mai incontrato nella mia carriera di lettore. Così è il flash nostalgico del manager del locale, che immerso nel degrado di una manciata di vite ormai da buttare, si lascia sfuggire il tiepido ricordo di un matrimonio andato in fumo e di una moglie troppo forte per lasciarsi impressionare dal suo rimorso; così è il sognante resoconto della sua breve esperienza col Napoli Calcio; così è la malinconica riflessione su Che fantastica storia è la vita di Venditti.

Un vero peccato che nel finale tutto questo sembra sfumare, a lungo l'occhio indugia sul titolo dell'ultimo racconto, su quel Mia madre che inevitabilmente cattura tutte le attenzioni, suscitando grosse aspettative; e invece, niente. Tutto si perde sotto un velo di superficialità e frivolezza, ed è senz'altro curioso il fatto che sia l'esperienza di uno scherzo a chiudere il cerchio di questo percorso esistenziale. Ci sono alti e bassi questo devo ammetterlo, ma ciononostante mi ha fatto piacere leggere questo libro che sa tenere compagnia nelle incerte serate di fine inverno.


 


Adriano
04/03/2013 10:09am

Il primo di Sorrentino lo hai letto? visto che sei un bukowskiano dovrebbe piacerti..

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Andrea
04/29/2013 11:22am

Non ancora purtroppo, ma ce l'ho sull'agenda dei libri da leggere...me ne hanno parlato molto bene. Grazie per la dritta

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