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Pulp - Una storia del XX secolo
Charles Bukowski
Universale Economica Feltrinelli





Fra i numerosi incontri casuali azzeccati che costellano il mio percorso di lettore, sicuramente quello con Pulp di Charles Bukowski merita una menzione particolare, sì perché, di fatto, ha segnato l’inizio di una storia d’amore letteraria che ad oggi, mi ha portato a leggere circa un terzo delle sue opere (poesie escluse). Forse sarà stato il difficile momento a livello personale, forse il fascino suscitato da uno stile totalmente disinibito e disinteressato, le poche pagine di questo romanzetto che gli esce fuori negli ultimi anni di vita di Bukowski, che mi ha catapultato all’interno del genere underground americano, ma non solo, al punto tale che ora poche altre realtà narrative riescono a farmi sentire a mio agio.

"Stavo in ufficio, il contratto d'affitto era scaduto e McKelvey voleva ricorrere al tribunale per sfrattarmi. Era una giornata infernale ed il condizionatore d'aria era rotto. Sul piano della scrivania sta camminando lentamente una mosca. Allungai un braccio, abbattei il palmo aperto della mano e la spedii all'altro mondo. Mentre mi pulivo la mano sulla gamba destra dei pantaloni squillò il telefono." Questo è l’incipit della vicenda che vede protagonista Nick Belane : “il più dritto detective di Los Angeles”, alcolista, depresso e con un’innata propensione a ficcarsi in mezzo ai pasticci; in pieno stile bukowskiano il protagonista sembra quasi inciampare in quel primo caso, l’improbabile richiesta della ricerca di Cèline da parte di una signora dalla voce estremamente sexy, che arriva a scuoterlo dal suo confortevole torpore. Dalla prima pagina il ritmo della vicenda accelera notevolmente trascinando Nick all’interno di un vortice di vicende che lo porteranno ad intrecciare la vicenda di Cèline con quella del Passero Rosso e della Signora Morte in un rocambolesco susseguirsi di situazioni spesso al limite del surreale, che il più delle volte piovono addosso a questo pigro investigatore. A giornate dalla grande intensità si alternano altre che semplicemente vengono lasciate scivolare via nel tentativo di scontare i postumi dell’ennesima sbornia che col passare degli anni sembra diventare sempre più arduo. Tutto ciò però, non sebra mai essere un vero problema per Nick per lui: “Spesso le parti migliori della vita erano quando non facevi assolutamente niente, stavi solo a rimuginare, a riflettere. Voglio dire, mettiamola così: voi immaginate che niente abbia senso, ma non può essere che tutto sia così, perché vi rendete conto che non ha senso e questa vostra consapevolezza gli da quasi un senso. Avete capito quello che intendo? Un pessimismo ottimistico”. Il senso della vita è proprio uno degli elementi che riempiono il background dell’intera vicenda, nonostante l’intreccio non possa essere definito incoerente al suo interno, lo è e molto con la normale percezione del reale, tutto va da sé, in preda ad un Chaos dominante che spesso sembra sconfinare Cosmos, senza che sia mai chiaro in quale dei due ambiti ci si stia muovendo.

Pulp è un “pasticcio”, come suggerisce la traduzione del termine, ma un pasticcio davvero ben riuscito, in cui Bukowski da fondo a tutta la sua ormai pluriennale esperienza da scrittore, una vita difficile, fatta di scelte difficili delle quali non ha mai dimostrato di sentirsi pienamente soddisfatto. È morto poco tempo dopo aver completato questo breve romanzo che simboleggia il  testamento di una vita insensata e a tratti insoddisfacente, il cui succo può essere facilmente concentrato in quella breve frase che precede l’opera : “Dedicato alla cattiva scrittura”.



 





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