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Nel turbine della storia
Riflessioni sul XXI secolo
Ryszard Kapuscinski
Feltrinelli Editore


Come suggerisce puntualmente il sottotitolo “Riflessioni sul XXI secolo”, Nel turbine della storia di Ryszard Kapuscinski non è che una raccolta organica di flash che analizzano e riflettono sulla situazione storica che ci troviamo a vivere in questo secolo. Di fatto ci troviamo di fronte ad una specie di enciclopedia del pensiero di questo grande reporter, sapientemente montata dalla curatrice Krystyna Straczek, che pur mancando di un filo conduttore, offre una straordinaria visione d'insieme.

Saltellando fra i vari frammenti che costituiscono questo libro, ci si sente letteralmente presi per mano dall'uomo-viaggiatore Kapuscinski, che prima ancora di mostrare la sua stupefacente capacità di lettura e comprensione dei fenomeni storici che attraversava, si perde insieme a te che leggi, nella magia di quanto descrive. La grande intensità che caratterizza soprattutto i capitoli sull'Africa e sull'America Latina, lascia trasparire chiaramente tutta la passione e la meraviglia che lo accompagnavano nei suoi viaggi, senza però mai diventare banale o sottomettersi alla retorica. Così quando poco prima di andare a letto si finisce di sfogliare i primi capitoli, sembra di esserci, sì di essere lì con lo sguardo fisso nella direzioni in cui indica il suo sapiente dito, a cogliere ogni singola sfumatura di una storia africana da troppo tempo ormai vittima di stereotipi e luoghi comuni.

Altrettanto partecipato è il racconto della sua esperienza sudamericana ai tempi della rivoluzione boliviana, e nella sua ammirazione per Il Che, trasuda tutta la sua profonda ammirazione per quest'uomo e per il suo coraggio. Ma c’è dell’altro, perché si ha proprio la percezione di respirare il profumo stesso di quell'aria di cambiamento che pervadeva tutto il continente.

Quando poi inizia ad avvicinarsi alle dimensioni più note a noi occidentali e analizza pezzo a pezzo gli ingranaggi che costituiscono la complessa macchina globalizzante del capitalismo, emerge un certo senso di malinconia che a tratti sembra mutarsi quasi in invidia.

Descrive il mondo da prospettive diverse Ryszard Kapuscinski, non per insegnare ma per disegnare, disegnare il quadro degli eventi che si sono successi freneticamente negli ultimi decenni e che, per un motivo o l'altro, ci sono scivolati addosso senza troppa importanza. Fiduciosi nel valore dell'informazione contemporanea ci siamo fidati fin troppo delle chiavi di lettura della storia che ci sono state via via proposte, finendo per indebolire il nostro senso critico. È contro questo che si scaglia principalmente il reporter polacco, con il tacito assenso che ogni giorno diamo al piatto di “minestra storica” che ci viene messo davanti, contro il fidarsi di come ci vengono raccontate le cose. La conoscenza invece si basa sui piedi, su quella straordinaria tensione interiore che ci spinge ad andare per scoprire con i nostri occhi e analizzare quanto incontriamo lungo il nostro percorso, e solo allora valutare. Ovviamente non per tutti può essere così, non tutti possono prendere lo zaino e andare in Africa per conoscerla, ma tutti abbiamo il dovere di coltivare il nostro atteggiamento critico, tutti dobbiamo riscoprire il piacere di costruirci da soli le nostre idee e continuare a fare gli esploratori anche quando la scuola e la vacanze estive sono ormai un lontano ricordo.


 





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