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La rilegatrice dei libri proibiti
Belinda Starling
Traduzione Massimo Ortelio
Beat Editore
€ 9,00

“I libri che il mondo chiama immorali sono libri che mostrano al mondo la sua vergogna”  
O.Wilde, Ritratto di Dorian Gray

Non perfettamente così ma guardano la copertina di questo libro mi è venuta in mente la frase di un libro che non ha bisogno di presentazioni.
Una donna rilegata in una famiglia difficile, un marito che per problemi di salute non riesce più a mantenere la legatoria di famiglia che lei, segretamente, inizia a gestire. L’incontro con una casa editrice che vende libri pudici, bibbie e pubblicazioni scientifiche ma che, in accordo con l’aristocratico Sir Jocelyn Knightley , nasconde o, a seconda del punto di vista, protegge libri che in mano alla Chiesa sarebbero andati persi a causa dei contenuti impudici che contengono.
In un  mondo in cui i ricchi si giostrano le giornate tra circoli e lavori a porte chiuse, escludendo le mogli che a loro volta trovano occupazione usando gli schiavi neri come selvaggi da intrattenimento, la protagonista Dora è attratta da un lavoro proibito che con ossessione ama.
Un mondo accomodante, più facile seppur apparente, misterioso con i suoi sotterfugi e false cortesie e minacce, fantasie e richieste perverse in cui si pensa finalmente di poter avere sotto mano una sottospecie di giustizia alla vita a testa basa che fa da apertura alla storia.
Nonostante la trama è strano il dover riconoscere il ruolo fondamentale di persone che, seppur con un fine meno nobile, ci hanno lasciato l’eredità di libri che potremmo non aver mai visto.
Un “what if” che questa lettura fa sorgere riguarda i tabù letterari. Se le convenzioni e le credenze dell’antichità fossero state diverse, chissà di quali di capolavori di cui la letteratura ormai non può fare a meno, una sottospecie di caccia alle streghe dei libri o un ormai declissato Index librorum prohibitorum ci avrebbero privato.
È una storia diversa, non sentita e rimpastata in usi e costumi retrò, il gusto di una storia che parla di come scuse e piagnistei non sfamino una donna sola con una bambina affetta da una malattia quale l’epilessia che agli inizi del periodo vittoriano aveva ancora molti interrogativi e che anzi faceva accorrere medici con ricerche e metodi inconcepibili.
Personaggi che sembrano irrilevanti si dimostrano quasi protagonisti, le vicende non sono scontate, i sentimenti che si rivelano nascono e maturano sotto gli occhi del lettore in una lettura scorrevole, non si mostrano senza capo né coda. Alcune vicende sono improbabili, sembrano più lo sceneggiato per un film che la narrazione delle battute finali eppure, in una visione fantastica, si incastona tutto sostanzialmente bene.
La rilegatrice potrebbe essere una denuncia ai tabù imposti da un’istituzione che avrebbe dovuto attenersi ai soli doveri spirituali e non politici e territoriali.
Non c’è nulla che possa smuovere le anime pudiche, per gli standard di oggi, nulla di relativamente sconvolgente o volgare viene portato su carta.
Posso consigliare di fidarvi della casa editrice Bloomsbury che per prima ha divulgato questo libro, così come ha genialmente pubblicato la saga di Harry Potter.


 


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