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“Ritratto di donna in cremisi”
Simona Ahrnstedt
Titolo originale: Overenskommelser
Traduzione di R.Nerito
Sperling&Kupfer editore.


Stoccolma, 1880, Teatro dell’opera, l’Aida.
Una giovane Beatrice è eccitata all’idea di poter assistere allo spettacolo con la cugina Sophia.
Un annoiato Seth intrattiene convenevoli, cortesi conversazioni con una delle tante dame.
È l’inizio di una storia scontata, con un lieto fine già gustato con la fronte aggrottata.

Lo scenario del primo rapido incontro, può preannunciarsi più o meno come il romanzetto con estenuanti e ruvide descrizioni, ad occhi di critici cronici potrebbe sembrar così leggendo la trama nel retro del libro.


Praticamente fin da subito si è spaesati, non tanto dai personaggi. Prima di farli interagire, l’autrice lascia capire bene che non siamo in uno sfondo attuale, che le idee, le tradizioni in cui sarà immerso il lettore sono una barriera insormontabile e contro di essa continuano a sbattersi il susseguirsi delle vicende.
Beatrice Löwenström ha da piccola, grazie ad un padre di aperte vedute, la possibilità e la concessione di applicarsi non solo alle classiche materie di grazia ed etichetta che una giovane doveva avere per poter sperare di trovare un marito ingente e di buon rango, ma anche di  poter ragionare confrontandosi apertamente invece di covare semplicemente idee inadatte, per quel periodo, se pronunciate da una donna.
Questa sua intelligenza la porta inevitabilmente a scontrarsi con lo zio, un uomo viscido, strangolato dalla tradizione, che prende con se la ragazza pur non sopportando l’animo ribelle e testardo di lei.
Il personaggio di Seth è esattamente l’immagine uscita dai desideri di molte donne senza atteggiamenti smielati. Uomo in ciò che fa senza alcuna vanteria, è il peccato invitante delle nobil donne di Stoccolma che ha creato la sua fortuna con le sue sole capacità. La sfrontatezza di Beatrice nel farsi valere così diversa dal consenso assoluto delle altre donne lo cattura così come la Ahrnstedt cattura le lettrici avendo creato un personaggio così completo, non per forza utopico.
Quando i due si incontrano si è affini a quello che provano, si supera la costante, pressante presenza dello sfondo culturale cogliendo un amore passato, attuale, sia carnale che intellettuale.
Baci di nascosto, sguardi sostenuti, tocchi di sfuggita, risposte impertinenti e sorrisi di lato vengono soppiantati da un accordo matrimoniale, più che altro da una “clausola” emotiva che non permette scampo. È l’inizio di incomprensioni contro le quali è impossibile non riscaldarsi inveendo; insicurezze, partenze, addii e prese di responsabilità che stravolgono la certezza di un finale ovvio dove la storia prende pieghe indignose, a volte rassicuranti altre arrendevoli.

È inevitabile constatare che tutto poteva risolversi diversamente ma soprattutto molto più velocemente, la forzatura forse a volte troppo marcata ha dato però alla storia la possibilità di evolversi in modo da non creare un amore dipendente, una via d’uscita da una famiglia arrugginita dalle tradizione.


Quando i due si incontrano all’ennesimo ricevimento tutto è diverso, loro, Beatrice maggiormente lo è. Il coraggio di sopportare le ingiustizie sacrificandosi per proteggere le persone che ama e le sue debolezze l’hanno resa una donna che non si lascia mettere i piedi in testa. Il resto è un sorriso continuo, crescente, fino a mordere le labbra completamente inabissati indipendentemente da qualsiasi finale l’autrice avrebbe riservato.
Ciò che rimane impunito e non si può incolpare dei romanzi con ambientazione storica è il fatto che ciò che comunemente è chiamato l’ antagonista, ciò che ostacola la storia ha, in molti casi, un'accezione generale. Parliamo di etichetta, convenzioni sociali e leggi che non lasciano scegliere ad una donna l’amore ma il rango e che, ancor più gravoso, lascia scegliere ad altri per tornaconto personale.

Non ci sono descrizioni che pausano la storia, molto è lasciato all’immaginazione, fin troppo se non si ha un’idea dei costumi dell’epoca, soprattutto perché si parla di uno scenario come Stoccolma che non rientra nei tipici sfondi narrativi.
Eppure, tutto sembra irrilevante tra cognomi impronunciabili, merletti e un amore che prende il sopravvento.


Le persone a cui l’ho consigliato sono rimaste tutte piacevolmente incantate.
È  una lettura inevitabilmente versa alle ragazze, a chi ha bisogno di un libro che scorra, che prenda tirando fuori le emozioni senza creare scarabocchi mentali e pensieri intrecciati su cui crucciarsi. Per chi ama le feste sontuose, abiti mozzafiato, i gesti accorti e non visti e l’irresistibile e intramontabile magia dello sfondo ottocentesco.
Non ho parlato debitamente dei personaggi, lasciando al lettore il piacere di scoprirli scorrendo quelle pagine che mi hanno travolto.


Ps.
Nella copertina è citata una critica che paragona la Ahrnstedt ad una nuova e più provocante Jane Austen, non sono pienamente d’accordo, qualsiasi scrittore, se paragonato ad una grande, quasi sempre a priori delude le aspettative, a parer mio non è questa la chiave in cui va letto questo libro. 

 


 


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