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Cassandra - Christa Wolf -
Trad. it.: Anita Raja
Editore: e/o






Cassandra, prossima alla morte, rivive in brevi attimi la storia della caduta di Troia. Dentro di sé, in forma di racconto, ricostruisce la città: taglia le parole come pietre, sa nascondere i pensieri come le serpi tra gli arbusti; rinnova tutte le voci, i mormorii, i lamenti, le invidie della patria perduta. Grazie ai suoi pensieri possiamo ricostruire quelle note vicende da una prospettiva insolita: la guerra di Troia secondo gli assediati, gli affamati, le donne martirizzate per volere e per vizio degli uomini. Cassandra parla dei suoi sogni, della sua famiglia, dei suoi amori e del suo ruolo così singolare, che la rende vulnerabile e porta le persone più care ad allontanarla. Com'è doloroso portare il peso di quelle visioni in una società che vive per nascondersi la verità: le sue intuizioni non sono oscure o magiche, sono semplicemente l'espressione di una sincerità coraggiosa - che gli altri trovano cinica, arrogante, irresponsabile - alla quale non è disposta a rinunciare. La sua città è destinata a scomparire, demolita dal peso degli inganni: la guerra, scatenata dall'arrogante Paride per una bugia, e sostenuta dal re e dai cittadini nella stupida, miope adorazione della bellezza di Elena; la religione, strumento del governo, sfruttata per infondere ottimismo nella popolazione stremata. I luoghi sono violati e offesi: le mura della città, i templi, le grotte, le capanne, i rifugi - e con essi le persone, le menti, le parole, e ancora le donne: vendute al nemico per miseri contratti o vendette, secondo necessità, fino all'inevitabile capitolazione. Quest'ultima, non per caso, avviene grazie a uno stratagemma dei greci; e per accogliere il cavallo di legno - un mostro, come avete potuto credere a un dono? - s'abbattono le mura intorno alle porte, si regala al nemico ciò che con anni d'assedio, di omicidi e violenze non era riuscito a conquistare. Per vanità, per orgoglio di stato, per amore della bellezza. L'assedio crudele e logorante è anche l'assedio all'integrità di Cassandra, in tutti i suoi ruoli - donna, sacerdotessa, figlia del re - e il finale è l'unico possibile.

Questo romanzo merita molta attenzione. La sua prosa ha un ritmo complicato, che il lettore può far suo dopo poche pagine, e che evoca in modo sublime l'evoluzione della guerra e dei sentimenti, il dolore di Cassandra e il fascino del paesaggio: la luce del tramonto sui leoni di pietra, le foglie argentate degli ulivi. Se Cassandra fosse soltanto una rielaborazione di racconti antichi, lo si potrebbe dimenticare dopo pochi giorni. Non è così semplice: Christa Wolf scrive intrecciando alle vicende della protagonista pensieri che non hanno nulla d'antico, tanto che le sue parole sembrano spesso far luce su aree oscure e poco visitate del pensiero moderno. Non si può classificare la complessità delle riflessioni espresse dalla sua narrazione cercando tra le note e abusate etichette - non è semplicemente femminista, né pacifista o altro: porta una voce più profonda, cavernosa, dimenticata; e non desta meraviglia che abbia sentito il bisogno di ricreare luoghi e personaggi tanto antichi per parlare ai suoi contemporanei con tanta urgenza e commozione.


 


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