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Storie di cronopios e di famas
Julio Cortázar
ET Scrittori
pp.  150
Traduzione di Flaviarosa Nicoletti Rossini

Attratta dal titolo e dal nome dell’autore – perché spesso mi capita di scegliere così le mie letture! - decido di prendere il libro dallo scaffale. Sul retro, parte della nota di Italo Calvino dove vengono illustrate alcune  caratteristiche dei cronopios e dei famas, “definiti solo dall’insieme dei loro comportamenti. I famas sono quelli che imbalsamano e etichettano i ricordi, che bevono la virtù a cucchiaiate col risultato di riconoscersi l’un l’altro carichi di vizi. I cronopios sono coloro che se lavano i denti alla finestra spremono tutto il tubetto per  veder volare al vento festoni di dentifricio rosa; se sono dirigenti della radio fanno tradurre tutte le trasmissioni in rumeno”. 


«I cronopios e i famas, due genie d'esseri che incarnano con movenze di balletto due opposte e complementari possibilità dell'essere, sono la creazione più felice e assoluta di Cortazar».

E con questa premessa compro il libro, illudendomi che avrei saputo quantomeno “cavarci le mani”.

Cortazár ci introduce alle “genie” attraverso tre parti diverse: Manuale di istruzioniOccupazioni insolite e Materiale plastico.

Curiosità. Le Istruzioni per salire le scale mi strappano un sorriso; quelle per caricare l’orologio con il loro preambolo mi lasciano una sensazione di amarezza, perché credo di averle capite.

Perplessità. In Occupazioni insolite vengono raccontate le attività di una strana famiglia di via Humboldt: esse sono il trionfo dell’inutilità e dell’assurdo e sembrano sfociare nell’irrazionalità.

«Per combattere il pragmatismo e l’orribile tendenza al conseguimento di fini utili, mio cugino il più vecchio sostiene che il metodo più acconcio sia quello di strapparsi un bel capello dal capo, fargli un nodo nel mezzo e lasciarlo cadere dolcemente nel buco del lavandino».

Disorientamento. In Materiale Plastico una domanda nella mia testa si fa sempre più insistente, “Julio, cosa stai cercando di dirmi?”

Arriva il momento tanto atteso e mi addentro nelle Storie dei cronopios e di famas. Insieme a loro fanno il loro ingresso anche le speranze che però risultano subito avere un ruolo più marginale: “sedentarie, si lasciano viaggiare dalle cose e dagli uomini, e sono come le statue che bisogna fare un viaggio per vederle perché loro non si disturbano”.

Le caratteristiche di questi personaggi vengono appunto delineate attraverso le loro attività. A primo impatto, i cronopios,  guidati da una sorta di sprovvedutezza e incoscienza, sembrano essere l’incarnazione del caos; i famas, invece, sembrano essere il massimo esempio di operosità e maturità, investiti come sono dal forte senso di responsabilità. Man mano che si scorre il testo, però, si capisce come in realtà in molti dei loro atteggiamenti, essi siano profondamente simili...

Ho letto tutto il libro nella convinzione che sarei riuscita a trovare il filo di Arianna e avrei saputo capirne appieno il significato ma,  - ahimè! – devo ammettere che credo di averlo solamente intuito. Si tratta di un libro che, nella sua apparente “follia” è più realistico che mai, costruito su paradossi per nulla paradossali, in grado di far si che il lettore vi si immerga completamente. È difficile spiegare le sensazioni che ho provato perché - paradossalmente appunto! - esse si escludono a vicenda: lo stupore, gli interrogativi e l’apparente non comprensione dei racconti sono sempre velate da una sorta di chiarezza e consapevolezza del loro significato più profondo. 

Non è un libro semplice, soprattutto a primo acchito e secondo me per leggerlo è necessario liberarsi dall’aspettativa di trovare sotto gli occhi una lettura usuale, perché si tratta essenzialmente di un gioco che, però, ci svela l’uomo nelle sue numerose sfaccettature, con le sue possibilità e i suoi condizionamenti, da diversi punti di vista.

La mia, oltre che un invito a leggerlo, è una sfida.


 


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